19/12/06

Relazione conclusiva seminario sull'Etica d'Impresa

“La Responsabilità Sociale degli Imprenditori, l’unica via per la Crescita e lo Sviluppo”, questo il tema del seminario organizzato dal Gruppo Pugliese dell’UCID (Unione Cristiana Imprenditori Dirigenti) svoltosi martedì 5 dicembre u.s. a Barletta presso l’ITC “M.Cassandro”.Eccellente il cast dei relatori, composto da imprenditori, dirigenti e liberi professionisti, appartenenti ad aree di business diverse tra di loro, ma convergenti su di un obiettivo comune e condiviso da tutti: quello della Responsabilità Sociale delle Imprese (RSI) e del nuovo ruolo a cui sono chiamati i manager.La premessa del seminario era quella di porre l’attenzione al ruolo dell’impresa non soltanto come attore economico, ma anche come istituzione sociale, sottolineando l’importanza di rapporti di fiducia tra l’impresa ed i suoi stakeholder, sia interni (azionisti, manager, dipendenti), sia esterni (fornitori, clienti, collaboratori, partner, comunità locali, giovani, pubblica amministrazione, ecc…).Per realizzare questo cambio di missione, quasi di identità, tutti concordano sulla presenza in azienda di una nuova classe dirigente, che sappia identificare ed utilizzare al meglio nuovi paradigmi manageriali capaci di illuminare la strada da percorrere per la crescita e lo sviluppo delle nostre aziende.Il tema scottante e l’idea guida ambiziosa, non hanno intimorito i vari relatori, che hanno raccolto la sfida dando il meglio di loro stessi, interpretando il tema della RSI, basandosi sul modello della Triple Bottom Line, famoso proprio per le tre prospettive: Economico-Finanziaria, Ambientale e Sociale.Per ciascuna delle tre prospettive i vari relatori hanno individuato Fattori Critici di Successo e identificato una serie di Key Performance Indicator necessari a creare il Rating Etico dell’azienda.Questa nuova valutazione (Rating) si è resa necessaria in seguito alla rivalutazione degli “asset intangibili” (capitale umano, relazionale e strutturale) a discapito di quelli “tangibili” (denaro, mat.prime, investimenti, manodopera, ecc…) il cui peso nella creazione del valore aziendale è ormai ridotto ad un misero 20-30%.L’artefice di questo cambiamento, o se vogliamo rivoluzione, è stato l’Uomo, è lui il colpevole, egli viene quotidianamente bombardato da stimoli ed impulsi che lo cambiano, modificando le sue conoscenze, le sue capacità e di conseguenza i suoi bisogni, i suoi desideri e le sue aspettative.Non c’è molto da meravigliarsi, fa parte delle regole del gioco, è la regola che muove l’Universo. E’ la legge universale della fisica, tutto si evolve e si sviluppa. E’ l’Evoluzione, il Progresso, non possiamo opporci o fermarlo. E’ questo “Uomo Nuovo” che spinge le aziende in cui egli lavora sulla strada dell’Evoluzione. Il nuovo modo di fare impresa vede la centralità della persona e della sua dignità in quanto essere umano.Allora necessitano nuove capacità di giudizio, nuove direttive di azione, nuovi principi di riflessione, in poche parole: un nuovo modo di fare le cose, perché purtroppo queste “macchine pensanti” fanno del loro meglio solo quando sono opportunamente coinvolte in progetti di cui condividano gli obiettivi e che li vedano impegnati in prima linea, come protagonisti e non certamente come semplici comparse.Ecco, quindi, la necessità di nuovi modelli manageriali (dovuti al passaggio dall’era industriale a quella della conoscenza), di eventuali sistemi incentivanti, di trasparenza e di condivisione di obiettivi, finalizzati al bene comune di tutti gli artefici di questo girotondo aziendale allargato (gli stakeholder). Le aziende che si ostineranno ad ignorare i cambiamenti avvenuti nell’Uomo e continueranno ad imporre i vecchi modelli manageriali, correranno il rischio di perdere le loro menti migliori e di allontanare i giovani, con la conseguenza di abbassare terribilmente la propria efficienza operativa e le successive performance di qualità nei confronti della clientela.In poche parole non riusciranno a resistere alla competitività creatasi ovunque nel mercato e correranno seri rischi di default.Le altre, invece, quelle che tra la scelta di farsi cambiare oppure di cambiare insieme ai propri uomini, sceglieranno la seconda strada, saranno meritevoli di raccogliere a piene mani vantaggi ed opportunità.Ma su questa strada, non c’è posto per l’ipocrisia, chi usa espedienti di seconda mano e agisce con la mentalità da “furbetto del quartierino”, prima o poi incontrerà le nuove pattuglie di poliziotti, chiamati: moralità, legalità, trasparenza, sostenibilità, ecc…, tutori di un nuovo codice della strada che non concede sconti a nessuno, conosciuto con il nome di Etica. E’ un testo unico che raccoglie l’Etica Individuale, quella Aziendale e quella Sociale, con l’obiettivo di regolare, non di correggere, il capitalismo. Regolare vuol dire utilizzare regole di comportamento animate da valori seri ed indissolubili, basati sulla giustizia, sul primato della persona umana e sulla sua partecipazione alle decisioni che riguardano il proprio destino.Regole nuove in un contesto aziendale-ambientale-sociale nuovo, ecco la parola d’ordine per il futuro.La nuova realtà vede da un lato il consumatore, diventato più critico e più informato, che ha delle aspettative e si fa portatore di nuove istanze sociali e dall’altro lato l’impresa, che dovendo correre alla conquista del “consenso sociale”, dovrà strutturarsi eticamente, attivando nuovi processi ed utilizzando nuovi strumenti in grado di migliorare l’azienda dall’interno, in piena coerenza con le proprie criticità sociali. Queste imprese che decideranno di intraprendere il cammino etico-sociale dovranno prima di tutto comunicarlo, farlo sapere a tutti, a partire dai propri dipendenti, passando per i consumatori ed approdando agli azionisti, alle istituzioni, ai mercati finanziari .Il percorso è ancora lungo ma, se l’impresa non parla …nessuno dei suoi interlocutori potrà mai sentirla! Ruggiero Cristallo Referente UCID Gruppo Pugliese

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