Ruggiero Cristallo Consulente di Direzione APCO (Assoc. Profess. Consulenti di Direzione e Organizzazione) e membro A.I.P. ( Assoc. Informatici Profess.), coniuga da 32 anni le tecnologie più innovative con le moderne metodologie manageriali. La padronanza assoluta di strumenti e tecniche costituisce il proprio punto di forza nelle aree di Pianificazione & Controllo, Organizzazione & Sistemi Informativi.
27/07/06
Cosa spinge i manager a rimandare sempre a domani?
Quante volte rimandiamo sempre a dopo, a domani, i compiti spiacevoli che pur dovremmo fare! Quante scuse tiriamo fuori per non farlo. E’ un problema comune. Chi più, chi meno, siamo tutti afflitti dal male del procrastinare, cioè del vizio di rimandare sempre ciò che dobbiamo fare, dall’oggi al domani, di differire, dilazionare, posticipare, prorogare, rinviare, ritardare. “Procrastinare” deriva dal latino “pro” ( in avanti ) e “cras” ( domani ), da cui “rimandare a domani”. Si dice, infatti “prima o poi devi deciderti, non puoi sempre procrastinare”. Per alcuni si tratta di un problema cronico, per altri colpisce solo alcune aree della loro vita. I risultati, però, sono quasi sempre gli stessi: tempo sprecato, opportunità non colte, performance deludenti, commiserazione, o ulteriore stress. Procrastinare significa fare cose di secondaria importanza e trascurare quelle più importanti. Noi tutti sembriamo fare presto e bene cose che ci piace fare, o che ci divertono. Quando però ci rendiamo conto che il compito è difficile, scomodo, o che ci causa timore ed apprensione, allora ci facciamo alzare la temperatura e ci ricoveriamo d’urgenza nel reparto di degenza speciale, quello della procrastinazione, dove il presente cede il posto al domani. >>>
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