Ruggiero Cristallo Consulente di Direzione APCO (Assoc. Profess. Consulenti di Direzione e Organizzazione) e membro A.I.P. ( Assoc. Informatici Profess.), coniuga da 32 anni le tecnologie più innovative con le moderne metodologie manageriali. La padronanza assoluta di strumenti e tecniche costituisce il proprio punto di forza nelle aree di Pianificazione & Controllo, Organizzazione & Sistemi Informativi.
18/07/05
Le normative per chi usa l'e-mail sul posto di lavoro
La posta elettronica è oramai indispensabile, ma comporta rischi sia di violazione della privacy di dipendenti, fornitori e clienti che di trasmissione di virus informatici. È fondamentale sapere cosa prescrive la legge italiana in materia, soprattutto in ambito aziendale.
Cosa può fare, ad esempio, il singolo utente con la casella postale messa a disposizione dall'azienda? La sua privacy è adeguatamente tutelata?
Non è possibile parlare di questi argomenti senza citare ogni tanto il parere preso da internet di qualche avvocato o ordinanze dei vari tribunali Italiani, che gradatamente sempre più spesso si stanno occupando di tali questioni.
Su tutti questi aspetti, peraltro, il “quadro normativo” è cambiato con il Decreto Legislativo 30 giugno 2003 n. 196, con il quale è stato approvato il Codice sulla protezione dei dati personali, entrato in vigore il 1° gennaio 2004.
Il nuovo codice ha riformato tutto il settore, abrogando anche la famosa legge 675/1996 sulla protezione dei dati personali (cosiddetta legge sulla privacy) e il D.P.R. 318/99, che era il suo regolamento attuativo.
È alla luce di queste novità che andiamo ora a vedere gli elementi più importanti da conoscere per gli utenti di mailbox aziendali. Il datore di lavoro, dunque, può accedere alle caselle dei dipendenti leggendone i relativi messaggi? Il dipendente può utilizzarla anche per scopi e comunicazioni personali? Può, inoltre, cambiare le credenziali di autenticazione, rifiutandosi poi di consegnarle all'amministratore? >>>
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